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Il diabete uno dei temi della seconda puntata de “Le Parole della Salute”

Il diabete uno dei temi della seconda puntata de “Le Parole della Salute”

L'approfondimento di medicina di La7 in onda il 31 maggio, realizzato con il supporto della FIIS.

Torna l’appuntamento settimanale con “Le Parole della Salute”, approfondimento di medicina e salute di La7 realizzato in collaborazione con Teva Italia e Fondazione Italia in Salute. Il programma, che ha preso il via domenica 24 maggio alle ore 11:50, mette in evidenza le eccellenze del sistema sanitario italiano e, oggi più che mai, esprime un sentito ringraziamento e uno speciale omaggio a tutti i suoi operatori, impegnati in prima linea nella lotta alla pandemia di Covid-19 e che ogni giorno ci permettono di pensare che “tutto andrà bene!”. Inoltre, questo ciclo di trasmissioni rappresenta l’auspicio che si possa tornare quanto prima a occuparsi di tutte le situazioni di cura e di salute che sono state inevitabilmente tralasciate durante la contingenza sanitaria di questi mesi.

“Le Parole della Salute”, con l’autorevole conduzione della giornalista scientifica Annalisa Manduca, è un programma dedicato ai progressi della medicina, della ricerca scientifica, alla prevenzione e a tutti gli aspetti della vita quotidiana che contribuiscono a migliorare la nostra vita.

Con un linguaggio chiaro e accessibile a tutti, ogni puntata si sviluppa attraverso testimonianze di storie a lieto fine, raccolte dalla viva voce di pazienti e medici che li hanno in cura. Queste storie mettono in luce le conquiste raggiunte dalla scienza attraverso ricerca, studio, assistenza, prevenzione e infondono speranza in chi le ascolta mettendo in risalto i processi di guarigione. È un programma che ha l’obiettivo di sensibilizzare e informare correttamente e con grande competenza i telespettatori su diversi argomenti, anche attraverso il valore dato a parole fondamentali nel processo terapeutico quali empatia, cura, salvavita, eccellenza, solidarietà, donazione, sostenibilità.

In ogni puntata vengono approfonditi temi di grande interesse: dall’osteoporosi al diabete, dall’emicrania all’antibiotico resistenza, dalla sicurezza dei farmaci all’importanza dell’aderenza terapeutica, dando risalto all’impiego di nuove tecnologie e di un corretto e sano stile di vita. Autenticità e innovazione caratterizzano le puntate e i contenuti trattati, per garantire un contributo concreto a chi quotidianamente ricerca informazioni sulla propria salute.

“Siamo molto contenti di affiancare La7 per il terzo anno consecutivo nella realizzazione di un programma di approfondimento su temi legati alla salute e alla prevenzione, che ha riscontrato un interesse crescente da parte del pubblico. Teva da sempre è impegnata nella realizzazione di progetti concreti che mettono al centro il paziente e questa iniziativa vuole fornire informazioni affidabili e di particolare interesse per chi sta vivendo un percorso di cura – dichiara Hubert Puech d’Alissac, Amministratore Delegato di TEVA Italia – Per questo siamo davvero lieti di avere Fondazione Italia in Salute al nostro fianco, con cui condividiamo l’impegno nei confronti del Servizio Sanitario Nazionale, a cui oggi più che mai diciamo un sentito grazie, e l’intento di fare cultura della sostenibilità di un sistema che permette agli italiani l’accesso ai trattamenti sanitari di cui necessitano.”

“Come Fondazione Italia in Salute siamo molto felici di contribuire alla realizzazione di questa trasmissione con la quale poter raccontare settimanalmente lo straordinario operato del nostro Servizio Sanitario Nazionale attraverso le voci di chi ogni giorno, con il suo lavoro, contribuisce a renderlo un’eccellenza. Non solo operatori sanitari. Saranno infatti anche gli stessi pazienti, con i loro racconti, a mettere in luce storie di straordinaria ‘ordinarietà’. La Fondazione nasce proprio con l’obiettivo di valorizzare questo mondo e, nel farlo, si pone anche lo scopo di sostenere e rafforzare la tutela del diritto alla salute e la cultura della prevenzione operando secondo principi di equità, efficienza e trasparenza. Per farlo ci avvaliamo della collaborazione dei migliori professionisti e centri di ricerca di eccellenza che costituiscono una ricchezza da valorizzare. – dichiara Federico Gelli, Presidente di Fondazione Italia in Salute – Abbiamo voluto dare il nostro apporto scientifico a questo progetto per valorizzare ancora di più il nostro impegno nel paese sul fronte del diritto alla salute.”

L’appuntamento con “Le Parole della Salute” è su La7, tutte le domeniche dalle ore 11:50 circa fino alla metà di luglio. Il format è ideato e realizzato da Prodotto, fattori di videoevoluzione – in collaborazione con la divisione brand integration di Cairo Pubblicità – con il supporto di Teva Italia e Fondazione Italia in Salute.

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Dl Rilancio, Gelli (Fondazione Italia in salute) “Ssn più forte per affrontare fase 2”

Dl Rilancio, Gelli (Fondazione Italia in salute) “Ssn più forte per la Fase 2”

Altri 3,2 miliardi per la sanità che vanno ad agiungersi agli 1,4 mld del Decreto Cura Italia.

“Mercoledì 13 maggio i il Consiglio dei Ministri, con il via libera al Decreto Rilancio, ha stanziato altri 3,2 miliardi per la sanità che vanno ad aggiungersi agli 1,4 miliardi già stanziati nel Decreto Cura Italia. Un finanziamento importante per il Ssn che andrà a migliorare le dotazioni ospedaliere e le cure primarie sul territorio. Verrà inoltre ampliata la platea per la stabilizzazione dei precari della sanità e, finalmente, si riuscirà anche ad dare un segnale importante al problema dell’imbuto formativo con il finanziamento di 4.200 contratti aggiuntivi di formazione specialistica in medicina”. Così Federico Gelli, presidente della Fondazione Italia in Salute, commenta l’approvazione del Decreto Rilancio da parte di Palazzo Chigi.

“Verranno inoltre rafforzati i servizi infermieristici con l’assunzione di circa 9.600 infermieri, 1.200 assistenti sociali e l’introduzione dell’infermiere di famiglia o di comunità. E, finalmente, viene eliminata l’Iva dalle mascherine fino al 31 dicembre 2020. Ora, insieme al potenziamento del territorio, si dovrà porre l’attenzione sulla fase di monitoraggio in modo da impedire in questa Fase 2 l’insorgere di possibili nuovi focolai di Covid. Alla luce dell’esito dell’analisi sulla sieroprevalenza avviata da Ministero della Salute ed Istat, sarà importante garantire in maniera omogenea su tutto il territorio nazionale un importante lavoro di contact tracing in modo da intervenire tempestivamente sul territorio evitando nuove situazioni di forte disagio per gli ospedali”, prosegue.

“La convivenza con il virus passa da qui: dalla capacità gestionale e di monitoraggio che saremo in grado di sviluppare. Solo così sarà possibile guardare con fiducia al prosieguo della Fase 2, con un Ssn che ne esce sicuramente più forte e preparato alle prossime sfide”, conclude Gelli.

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Dal 24 maggio su La7 al via il programma “Le parole della salute”

Dal 24 maggio su La7 al via il programma "Le parole della salute"

Il format è ideato e realizzato con il supporto della Fondazione Italia in Salute.

La salute, l’abbiamo sempre detto, è la cosa che conta e che vale di più. Tutti abbiamo compreso quanto sia importante avere strutture adeguate e un sistema sanitario efficiente, ma soprattutto la necessità di ricevere informazioni veritiere e qualificate. Noi vogliamo dare il nostro contributo e sono felice di annunciarvi che, da domenica 24 maggio alle 11.50, partirà l’approfondimento su medicina e salute di La7 con Le “Parole della Salute”, il programma settimanale, condotto dalla giornalista scientifica Annalisa Manduca, dedicato ai progressi della medicina, alla ricerca scientifica, alla prevenzione e a tutti gli aspetti del quotidiano che contribuiscono a migliorare la nostra vita. Il format è ideato e realizzato con il supporto della Fondazione Italia in Salute.

Nel corso delle puntate verranno approfonditi temi di grande interesse: dall’osteoporosi al diabete, dalle allergie all’emicrania, all’importanza dell’aderenza terapeutica, dando sempre risalto alla necessità di un corretto e sano stile di vita. Veridicità e innovazione caratterizzeranno le puntate e i contenuti trattati per garantire un contributo concreto a chi quotidianamente ricerca informazioni sulla propria salute. Iniziamo questa avventura, in un momento particolare e delicato. Dopo due mesi di lockdown il Paese ha iniziato a rimettersi in marcia. Ora inizia la fase più difficile. Ci saranno tante occasioni per incontrare, o anche solo incrociare, persone e quindi è importante rispettare ancora di più i comportamenti corretti che abbiamo imparato in queste settimane. Il virus non è sconfitto, dobbiamo conviverci.

Gli ultimi mesi sono stati tra i più complicati della storia del nostro Paese. Abbiamo capito il valore di un Servizio sanitario come il nostro e siamo tornati ad apprezzare il lavoro che gli operatori sanitari svolgono quotidianamente. Oggi, finalmente, comprendiamo quanto sia importante investire in questo settore. Solo negli ultimi 5 mesi sono stati investiti 8,845 miliardi di euro nel Ssn. E’ stato rafforzato il personale con l’assunzione di 4.917 medici, 11.144 infermieri e 5.032 operatori socio-sanitari grazie al Decreto “Cura Italia”. E poi, con il Decreto “Rilancio”, verranno assunti altri 9.600 infermieri e 600 assistenti sociali per rafforzare quelle Unità Speciali di Continuità Assistenziale che avranno un ruolo centrale per monitorare il territorio e assistere i pazienti in isolamento. La convivenza con il virus passerà soprattutto dalla capacità gestionale e di monitoraggio che saremo in grado di sviluppare. Sarà fondamentale potenziare tempestivamente le nostre capacità di testing, tracing and tracking, sia per evitare il diffondersi dei contagi, sia per curare fin da subito le persone dal loro domicilio evitando – come già accaduto nei mesi passati in alcune regioni – di mandare in tilt la presa in carico negli ospedali. E’ per questo che sono state rafforzate le terapie intensive e possiamo contare stabilmente su 3.500 posti letto in più. Si arriverà ad un totale di oltre 11 mila posti in terapia intensiva, il 115% in più di quelli che avevamo prima dell’emergenza Covid. Verrà incrementato e reso stabile il Covid-Hospital, un pezzo fondamentale nella strategia contro il virus, per evitare il diffondersi del contagio come accade facilmente negli ospedali misti.

Non è mancato poi uno sguardo al futuro, con la previsione di un incremento di 4.200 borse di specializzazione in area medica. In particolare, saranno aumentate le borse in anestesia e rianimazione, medicina d’urgenza, pneumologia, malattie infettive e loro specialità equipollenti. La salute, lo sappiamo, è un valore da preservare. Oggi dobbiamo insistere e investire su questo terreno e le persone sono più predisposte a raccogliere questo messaggio.

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Coronavirus, a Civitanova Marche visita della FIIS al nuovo Covid Hospital

Coronavirus, a Civitanova Marche visita della FIIS al nuovo Covid Hospital delle Marche

L'ospedale è stato realizzato in 3 settimane con i fondi privati raccolti dall'Ordine di Malta.

Il Presidente della Fondazione Italia in Salute Federico Gelli ha fatto visita al cantiere Covid Hospital di Civitanova Marche, che sarà pronto a giorni. Realizzato con la supervisione di Guido Bertolaso è un progetto voluto dalla Regione Marche e finanziato grazie ai fondi di privati raccolti dal Corpo italiano di soccorso dell’Ordine di Malta. L’ospedale potrà ospitare a breve i pazienti positivi al Coronavirus, liberando in questo modo i reparti e le sale operatorie degli ospedali riconvertiti come reparti Covid-19.

“E’ un’operazione importante, realizzata in tempi record, grazie alle donazioni private, all’impegno dell’Ordine di Malta e all’esperienza di Guido Bertolaso: a loro va il nostro ringraziamento” ha dichiarato Federico Gelli visitando il cantiere con Bertolaso e con Anna Paola Santaroni, direttore generale del’Ospedale San Giovanni Battista di Roma, e membro della Fondazione Italia in Salute. “Tutte le regioni dovrebbero attrezzarsi con Ospedali Covid” ha spiegato Santaroni. “L’emergenza non è finita: gli ospedali hanno dovuto realizzare d’urgenza terapie intensive trasformando sale operatorie o reparti di degenza. Questo ha portato a una riduzione dell’assistenza sanitaria ordinaria. Ora dobbiamo svuotare gli ospedali dei malati Covid e riportarli all’utilizzo comune. Ma questo ospedale è un centro per le emergenze, per tutte le emergenze, attrezzato con macchinari d’avanguardia”.

Il nuovo ospedale, realizzato alla Fiera di Civitanova Marche, prevede 6 moduli, flessibili, con 14 posti letto ciascuno: tre unità di terapia intensiva e tre dedicate alla semi-intensiva. Il primo bullone è stato messo il 21 aprile e presto sarà consegnato alla Regione Marche. E’ il secondo Covid Hospital costruito in Italia: il primo è quello della Fiera di Milano, realizzato da uno staff tecnico coordinato da Guido Bertolaso e composto da vari professionisti fra cui il Presidente del Corpo italiano di soccorso dell’Ordine di Malta Gerardo Solaro del Borgo. Il secondo Covid Hospital è stato interamente realizzato dal Corpo italiano di soccorso dell’Ordine di Malta, attraverso una raccolta fondi di 8milioni di euro provenienti da donatori privati. A gestire nelle varie fasi il progetto Gerardo Solaro del Borgo che ha coordinato le attività dal cantiere di Civitanova Marche e al suo fianco Luca Rovati Ospedaliere dell’ACISMOM, l’associazione italiana dei Cavalieri di Malta, insieme ad uno staff misto di volontari e professionisti.

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Fase 2. Arriva il vademecum di prevenzione per musei ed operatori culturali

Fase 2. Arriva il vademecum di prevenzione per musei ed operatori culturali

Il documento redatto per Confcultura dagli esperti della Fondazione Italia in Salute

In vista dell’approssimarsi di una possibile riapertura dei luoghi della cultura, con il passaggio alla “fase 2” dell’emergenza da Covid-19, ConfCultura mette a disposizione di musei e operatori un prontuario con le linee guida per la prevenzione del contagio, formulato dagli esperti della Fondazione Italia in Salute, il cui comitato scientifico è presieduto dal Prof. Walter Ricciardi, attuale consulente del Ministero della Salute per l’emergenza Coronavirus.

Il documento, la cui redazione è stata curata da Fidelia Cascini, responsabile del Programma di Ricerca della Fondazione, è reso disponibile gratuitamente online da ConfCultura – associazione che aggrega le più importanti imprese private che si occupano della gestione e dello sviluppo dell’ecosistema culturale – e ha lo scopo di promuovere l’adozione di misure organizzative e comportamentali per contenere la diffusione del Covid-19 e operare in sicurezza nei luoghi di cultura quali musei, siti e parchi archeologici.

“ConfCultura intende offrire, con il prontuario, soluzioni condivise per una ripresa veloce, tutelata e sicura. Per superare questa nuova fase, le imprese sono pronte a scendere in campo al fianco delle Istituzioni, nell’ottica di un’efficace e quanto mai necessaria partnership tra pubblico e privato. È per questo che negli scorsi giorni abbiamo rivolto alle Istituzioni italiane ed europee un appello per la creazione di un doppio team di lavoro composto da esperti di scenari e imprese culturali, chiedendo inoltre un sostegno concreto e unitario all’ecologia culturale, attraverso un nuovo Manifesto di Ventotene fondato sulla cultura” ha dichiarato Patrizia Asproni, Presidente di ConfCultura.

“Abbiamo accolto con entusiasmo la richiesta di ConfCultura di realizzare un prontuario di regole per garantire la sicurezza sanitaria nei musei. L’obiettivo è di assicurare la ripresa dell’attività museale nel nostro Paese garantendo al contempo la sicurezza dei visitatori e degli operatori del settore. È fondamentale progettare la cosiddetta ‘fase 2’ a partire da un settore strategico come quello della cultura” ha dichiarato Federico Gelli, presidente di Fondazione Italia in Salute.

Qui il link al vademecum: http://www.confcultura.it/pdf/Linee_Guida_Covid19.pdf

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Coronavirus. La responsabilità nell’emergenza: Non scudi, ma regole

Coronavirus. La responsabilità nell’emergenza: Non scudi, ma regole

L'intervento dell'avvocato Maurizio Hazan della FIIS e del noto penalista Luigi Isolabella

Occorre miglior coesione e comunione di intenti. E’ il tempo dell’unione e non delle divisioni. E tantomeno della retorica. E’ il tempo di mettere in sicurezza il nostro Sistema Sanitario, sostenendolo nel suo insieme e sorreggendolo nella sfida più dura e dolorosa che la storia moderna, in tempo di pace, abbia mai conosciuto. Il Covid, sfuggente ed ancora poco decifrato, non conosce linee guida o buone pratiche alle quali commisurare la diligente presa in carico dei singoli pazienti da parte degli operatori della sanità. Ma anche sul (prioritario) versante della sicurezza delle cure e della gestione del rischio, non vi è dubbio che questa emergenza abbia scompaginato tutte le organizzazioni, costringendole ad inseguire urgenze che solo il tempo potrà trasformare in esperienze, prima, ed in regole, poi.

Entro questi confini mobili sarà facile trovare pertugi accusatori, attraverso i quali utilizzare la leva della responsabilità come sistematico surrogato di altri e diversi rimedi solidaristici: di fronte ad un tessuto sociale che uscirà da questa crisi certamente provato, la caccia al responsabile rischia di diventare un esercizio sin troppo facile, ma estremamente pericoloso, perché idoneo a minare, oltre che la sostenibilità del sistema sanitario, la fiducia di chi, tutti i giorni, ha messo in gioco sé stesso per fronteggiare un avversario sfuggente e molto più forte di quanto si potesse prevedere. Qualcosa può certamente non aver funzionato. Col senno di poi è facile dire che si sarebbe potuto/dovuto fare meglio: ma guardando con onestà ai limiti connaturati al nostro agire collettivo, individuale, pubblico e privato, non può non prendersi atto di quanto questa pandemia abbia stravolto l’intero globo terraqueo, mettendo in ginocchio sistemi che ci additavano come untori e si dichiaravano pronti a reggere, meglio di noil’urto del Covid.
Questo non significa essere fatalisti né tantomeno immaginare un sistema che, a fronte della gravità del momento, debba vivere di una propria immunità giuridica, ed andare sempre e comunque esente da censure. Non sia mai.

Per questo, parlare di “scudo” è esercizio improvvido, semanticamente e letteralmente. Non è di uno scudo quello di cui si ha bisogno. Ma di regole: di regole calzanti ed adeguate allo stato attuale di un’emergenza che, lo abbiamo detto più volte, rende difficile e complesso anche quel che è facile e che abbatte le normali capacità di risposta anche per patologie diverse dal Covid, a fronte dello scompaginamento delle tradizionali modalità e priorità di intervento.  Regole, dunque. E non scudi. L’ipotesi, da taluno ventilata, di una limitazione delle responsabilità civili al solo caso di dolo paiono davvero stare e cadere con le loro premesse, non essendo immaginabile che le gravi colpe rimangano impunite.  Il problema sta semmai nell’esigenza di fare uscire il concetto di colpa grave dalle coltri di una discrezionalità giurisprudenziale che talvolta potrebbe rischiare di trasmodare in arbitrio. E che oggi più che mai dovremmo evitare, accogliendo con favore la possibilità – finalmente- di circostanziare, nei limiti del possibile, quella colpa grave che costituisce, del resto, misura e paradigma di quel che proprio -anche in emergenza- “non si può fare”, se non pagandone le conseguenze.

Un duplice paradosso pone poi, oggi, con evidenza schiacciante,la sostanzialità del problema e l’assoluta esigenza di porvi rimedio. In primo luogo, gli importanti parametri che il nostro legislatore (legge “Gelli”) ha recentemente elaborato per limitare la responsabilità degli esercenti la professione sanitaria alla categoria della colpa grave -la conformità della condotta terapeutica alle linee guida o alle buone pratiche cliniche- sono, di fatto,inapplicabili in una situazione emergenziale caratterizzata, come quella attuale, dall’esigenza di intervenire su una malattia assolutamente nuova in un contesto di “stravolgimento” operativoe organizzativo che impatta su tutti i settori e su tutti i livelli del mondo sanitario.

La conseguenza è che, venuto meno il riferimento a tali parametri,i criteri con i quali sarà valutata, la responsabilità del curante che opera nel contesto emergenziale rischiano, per assurdo, di rivelarsi più severi -e caratterizzati da maggiore e non controllabilediscrezionalità- rispetto a quelli applicabili nei riguardi di chi ha agito in un contesto ordinario. Infatti, mentre nella normalitàl’operatore sanitario risponde sostanzialmente solo per colpa graveove dimostri di aver seguito le linee guida o di aver agito seguendo le buone pratiche mediche, nell’attuale contesto emergenziale, non esistendo reali parametri esperienziali sui quali potersi attestare, l’operatore potrebbe essere chiamato a rispondere per colpa lieve -anche ove abbia agito dando tutto se stesso, molto spesso fuori dal proprio ambito specialistico, rischiando la vita, consumandosi in turni estremi, salvando decine di vite umane- “solo” per il fatto di non essere, magari, riuscito a modulare in termini perfettamente adeguati l’ossigeno di uno dei 100 pazientiin relazione ai quali, in quello stesso, momento doveva garantire la massima e costante attenzione.

E’ opportuno sottolineare che tale maggior severità punitiva non costituisce il frutto di una ponderata riflessione normativa finalizzata all’irreale pretesa di una maggiore attenzione, ma rappresenta -molto più semplicemente- la conseguenza non voluta,non prevista e in realtà non prevedibile di un buco normativo o, meglio, dell’applicazione di una previsione normativa -l’art. 590 sexies c.p.- che, per quanto valida, mal si concilia con un’ipotesi emergenziale come quella che stiamo vivendo. Così, ai tanto declamati eroi che ogni minuto rischiano la loro vita per salvare le nostre, l’ordinamento riserva, invece di un regime di responsabilità commisurato alla drammaticità del contesto in cui operano e alla novità e difficoltà dell’oggetto che devono affrontare, un trattamento ingiustificatamente più severo. Non solo! Oltre ad essere schiacciato da questo assurdo e del tutto squilibrato debito di responsabilità, il comparto sanitario (intesocome categoria generale, dal direttore generale al singolo operatore) è molto spesso chiamato ad operare senza nemmenodisporre degli adeguati strumenti di protezione individuale.

Ma il vero problema è che al primo paradosso se ne concatena un secondo, che -di fatto- manda in corto circuito tutto il sistema, paralizzandolo. Mentre chi gestisce in prima linea la cura è ben consapevoledell’insostenibile peso di responsabilità che si ammassa ogni giorno sulle sue spalle, molti addetti ai lavori sul versante giuridico negano il problema, proclamando l’assoluta adeguatezza del sistema vigente. Alcuni interventi pubblici di esperti del settore hanno sottolineato, infatti, la superfluità di un intervento normativo ad hoc volto aridefinire i confini della responsabilità professionale alla luce del contesto emergenziale, sostenendo che i criteri di recente formulazione legislativa siano più che sufficienti per garantire la tutela di chi si occupa della cura dei pazienti. All’obiezione che il rispetto delle linee guida e l’osservanza delle buone pratiche mediche rappresentino, oggi, parametri irrealistici e ben difficilmente applicabili rispetto all’assoluta unicità del contestoin cui gli operatori sono costretti a lavorare, gli stessi esperti controbattono che, comunque, il Giudice dispone di tutti gli strumenti per commisurare la valutazione della condotta del medico alla peculiarità del contesto emergenziale (ricorrendo, sul punto, ad analogie forzate con emergenze -disastri ferroviari, sismici o terroristici- che, pur nella loro indubbia drammaticità, nulla hanno a che vedere, in termini di impatto sul sistema sanitario, con la situazione attuale).

Ora, anche noi siamo convinti che, pur senza poter applicare il richiamo a linee guida oggi inesistenti, vi siano spazi solidi di difesa, a fronte di attacchi che non tengano in adeguato delle straordinarie specificità della presente crisi emergenziale: straordinarie specificità che potrebbero indurre a mitigare o ad escludere ogni addebito di responsabilità in applicazione di una illuminata lettura anche dell’art. 2236 c.c., valorizzandone lelimitazioni al filtro di questa impellente e poco governabile urgenza che rende difficili anche le attività più semplici (Css. Pen. Sez. IV, n. 24528/2014)
Ma per quanto questo possa essere sostenuto, a livello di principio generale, riteniamo non sia questa la strada da seguire.
Proprio nel momento più difficile per tutte le categorie professionali del mondo della sanità (lo si ribadisce, dai vertici delle strutture ai singoli operatori), l’accertamento della responsabilità dovrebbe essere affidato a criteri tassativi e univoci finalizzati a limitare la discrezionalità -o meglio l’arbitrio- del giudicante, senza riconsegnare all’interprete la piena e indisturbata signoria nella definizione del fatto colposo.

Il principio di legalità non è il capriccio di un giurista nostalgico,ma piuttosto la struttura portante di tutto il nostro sistemaordinamentale, civile e maggior ragione penale, e l’amplissima discrezionalità con la quale -nelle aule giudiziarie- è stata troppe volte applicata -“ricreata”- la categoria normativa della colpa si pone in radicale antitesi con il dettato della nostra Costituzione. E’ questo il motivo per cui la strada iniziata con il Decreto Balduzzi e proseguita con la Legge 24/2017 non può e non deve essere interrotta, tanto meno nel momento in cui gli operatori sanitari, a tutti i livelli, hanno più che mai bisogno di chiarezza e di certezza. Aggiungere, alla forzata esposizione al rischio per la propria incolumità personale, il potenziale assoggettamento a nuove campagne accusatorie, favorite dalla contingenza del momento appare, oltre che patologico, oggettivamente inaccettabile.

Inaccettabile per l’operatore sanitario, che -soprattutto in questo momento- deve essere messo in condizione di lavorare senza ulteriori preoccupazioni, avendo ben chiari quelli che sono i limiti della sua responsabilità; inaccettabile per la collettività, che habisogno di un comparto concentrato esclusivamente sulla cura. La soluzione del problema è -in realtà- molto semplice, precisa e immediata: un intervento legislativo che enuclei la condizione emergenziale quale contesto peculiare e assorbente e preveda nel suo ambito la rilevanza della “sola” colpa grave, definita secondo parametri coerenti alla situazione attuale, e il più possibile precisi e definiti. Il tutto, si tiene a ribadirlo, senza “scudare” alcunchè, ne emendare responsabilità inemendabili. A tal proposito preme rilevare come in questi ultimi giorni vi sia stato un grande fraintendimento intorno ad alcuni emendamenti sin qui presentati prima confusi con altri certamente meno chiari e, poi, tacciati tutti -senza alcuna discriminazione- di aver azzerato, come un colpo di spugna, le responsabilità delle strutture, tanto verso i pazienti quanto verso i “loro” medici.

I testi, tanto più in un momento delicato come quello attuale,non possono essere deformati ma vanno letti per quel cheeffettivamente e oggettivamente dicono.
E noi non possiamo fare altro che ribadire, come già sottolineato, che sia fondamentale limitare la responsabilità di tutti gli operatori coinvolti nella cura alla categoria dellacolpa grave finalmente qualificata con maggior precisione, in aderenza alla situazione storica del momento. Ed il fatto di accomunare le istanze di protezione di strutture e operatori, facendo fronte comune verso l’esterno, non può esser fonte di critica, anzi. Entrambe le categorie soffrono ed hanno sofferto, e, salvo il fondamentale limite della colpa grave, meritano di esser difese insieme, per consentir loro di continuare a garantire, insieme ed anche per il futuro, la sostenibilità del sistema salute. Perché contrapporsi, dunque? E perché contrapporre agli interessi del sistema sanitarioquelli dei pazienti?

La prima garanzia per questi ultimi risiede nella tutela dell’alleanza terapeutica. Di quell’alleanza che il Covid, a prescindere dalla retorica dell’eroismo, sembrava esser riuscita a ricompattare. Di quell’alleanza che sostiene ogni impegno ed allontana inutili difese, spingendo gli operatori della sanità a prendersi carico anche dei casi più difficili, ed anche a rischio della loro stessa salute.
Insomma, il sostegno sociale che si va cercando non può essere trovato (solo) nella via dei risarcimenti e dei contenziosi, ma soprattutto in quella della solidarietà. E’ proprio sul versante della solidarietà che si potrà pensarea nuove tutele, scevre da intenti accusatori o, peggio, intimidatori. Così, accanto all’auspicato e prioritario intervento normativo, potrà pensarsi ad un Fondo che, lasciando intatte le responsabilità più gravi, possa garantire, in aggiunta all’assicuratore sociale, i diritti degli operatori sanitari rimasti sul campo o comunque colpiti dal virus. Ed è comunque solo attraverso altri sistemi di indennizzo che, a conti fatti ed uscendo dalla crisi, si potrà forse prendere in considerazione l’idea, tutt’altro che facile, di fornire un sostegno alle altre vittime del COVID che non abbiano titolo per una qualificata azione di responsabilità.

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