Le parole del presidente FIASO Francesco Ripa di Meana nella nostra intervista

Senza la crescita del FSN non si possono aumentare i diritti

Negli ultimi 10 anni quello sanitario è stato uno dei comparti pubblici che hanno più risentito della crisi economica che ha investito l’intero occidente. Il finanziamento pubblico al Servizio sanitario nazionale è stato decurtato per oltre 30 miliardi in questo lasso di tempo. In termini assoluti il finanziamento pubblico in 10 anni è aumentato di 8,8 miliardi, crescendo in media dello 0,9% annuo, tasso inferiore a quello dell’inflazione media annua (1,07%).

 

È venuto così a crearsi un problema di sostenibilità del servizio pubblico universale. Negli ultimi anni i governi succedutisi hanno provato ad invertire questa tendenza con risultati alterni. Molti i nodi che restano ancora da sciogliere, su tutti la carenza di personale e la forte diseguaglianza nell’erogazione dei Livelli Essenziali di Assistenza LEA) tra le diverse zone del Paese.

 

Per fare il punto della situazione abbiamo intervistato il presidente FIASO (Federazione Italiana Aziende Sanitarie e Ospedaliere),  Francesco Ripa di Meana.

 

Presidente, qual è la sua posizione riguardo la sostenibilità del Ssn a medio-lungo termine rispetto al problema della carenza di medici?

FIASO, attraverso il suo osservatorio sul personale, ha approfondito la questione riguardante la carenza di medici concentrandosi non solo sulla quantificazione ma anche sulla tipizzazione del fenomeno. Abbiamo così notato alcuni aspetti particolari: ad esempio il turnover dei medici territoriali. Una situazione drammatica. Abbiamo compreso da subito che sarebbe stato impossibile sostituirli. Su tutto questo ha ovviamente pesato il nostro confronto quotidiano con la crisi economica che attanaglia il Paese da 10 anni ponendoci di fronte ad un problema di scarsità di risorse economiche.

 

Con politiche coordinate nazionali come il DM 70, abbiamo operato profonde modificazioni organizzative che hanno visto efficientare l’uso degli specialisti all’interno del sistema. Inoltre, anche strategie che puntavano a concentrare l’alta complessità, decentrare la bassa complessità ed evitare i ‘raddoppi’ dei piccoli ospedali hanno contribuito a ridurre le ridondanze e a migliorare l’efficienza complessiva della spesa. Dal momento che non si è pianificato bene in passato, ora è importante riuscire a pianificare bene l’oggi. Ma senza dimenticare che l’oggi risente anche di 5 anni di latenza. Per questo vanno pianificati da subito maggiori numeri per le specializzazioni, pur sapendo che non è un’operazione che porterà a risultati immediati. Siamo stati noi a stimolare il Governo precedente, attraverso il decreto Calabria, con una proposta che permette di utilizzare meglio gli specializzandi ma anche qualcuno dei quei bravi medici che devono andare in pensione. Ora dobbiamo mettere in campo una buona pianificazione per non trovarci magari a dover affrontare il problema inverso, a causa della presenza di troppi medici, tra 10 anni.

 

Quale pensa possa essere l’impatto del nuovo contratto della dirigenza medica sulla sostenibilità del sistema?

Finalmente con il nuovo contratto si è riaperta una soluzione congelata da troppo tempo. La insostenibilità riguardava proprio il congelamento della situazione. Ha un costo, infatti, non poter programmare gli aumenti, così come aveva un costo quell’orientamento eccessivo ad incarichi di struttura che valevano un tanto di più degli incarichi professionali. Quindi noi siamo estremamente soddisfatti per la chiusura del nuovo contratto, specialmente nella parte che riguarda la tipologia degli incarichi. Si apre una carriera più attraente per chi vuole dedicarsi unicamente alla carriera professional e non gestionale. Questa è una delle cose che chiedevamo da tempo.

 

Un’ultima domanda. Quanto incideranno sul Ssn i costi dei nuovi Lea, considerando i vigenti sistemi di rimborso di prestazioni e servizi e, in particolare, l’introduzione delle tecnologia?

Se permette, a questa domanda le rispondo con la mia esperienza in prima persona, in qualità di Direttore generale dell’IFO di Roma. In questa veste sto ricevendo risorse per un grande investimento sulla protonterapia. Questa è una di quelle prestazioni citate nell’allargamento Lea, su cui si sta discutendo, attualmente, la tariffazione. Per ora siamo dunque ancora in una fase in cui non c’è un parallelismo tra prestazioni da includere e tariffe. Per alcune cose di esse non sappiamo ancora quanto potrebbero valere come prezzo da chiedere al Ssn. È ovvio che su questo tema c’è preoccupazione in un Istituto come quello in cui lavoro, che introduce, ad esempio, la biopsia liquida, che non viene ricompresa nei Lea ma segna un importante passo in avanti in termini di tecnologia al servizio dei pazienti. Insomma, c’è da fare i conti con i passi in avanti che fa quotidianamente l’avanzamento tecnologico, e non sempre possiamo aspettare i Lea.

L’esempio che le ho fatto è emblematico. C’è un investimento di decine di milioni di euro da parte della Regione Lazio per introdurre nel pubblico una tecnologia che aiuterà a capire anche quale potrà essere il suo reale impatto in termini economici. Di contro, penso che alcune prestazioni incluse nei Lea debbano essere apertamente dichiarate obsolete. Un’operazione che si è iniziato a portare avanti ma che andrebbe ulteriormente approfondita. Da ultimo, come presidente di FIASO, non posso non sottolineare che senza un aumento del Fondo sanitario nazionale non si possono aumentare i diritti senza poi ridurli da altre parti. Non tutto può essere risolto solo attraverso risparmi di spesa.