L’intervento del Presidente del Comitato Scientifico della Fondazione Walter Riccardi in merito al futuro della sanità pubblica

“L'elefante nero”, il nostro SSN destinato all'estinzione

La chiusura del Servizio Sanitario italiano, pubblico, con copertura universale, gratuito (o quasi) al momento dell’uso, perché finanziato tramite la tassazione generale e, quindi, non discriminante per reddito, residenza o altro è ormai da considerare come un “elefante nero”, un incrocio tra un cigno nero (evento raro, scarsamente probabile e imprevisto con implicazioni enormi) e l’elefante nella stanza, un problema evidente a tutti, ma che nessuno vuole affrontare, anche se sappiamo che un giorno avrà conseguenze diffuse e dirompenti.

Le cause di tutto questo sono diverse e note ormai da diversi anni: l’invecchiamento della popolazione, l’aumento impressionante delle malattie croniche, l’insostenibilità derivante da un perenne sottofinanziamento e dall’aumento dei costi, soprattutto dei farmaci e delle tecnologie biomediche, ma quello che sta emergendo come un vero e proprio shock è la scarsità, o per meglio dire l’assenza, del personale sanitario, in particolare quello medico.

Anche quest’ultimo era un fatto ampiamente previsto e prevedibile, oltre che denunciato da anni ad una politica sorda ed incapace di programmare e decidere in maniera saggia e tempestiva.

Non è difficile, anche per una persona di intelligenza essenziale capire che se produci circa 10mila nuovi medici l’anno, peraltro mediamente bravi o bravissimi, e ne fai specializzare, fino a due anni fa solo 6mila, oggi 8mila, produrrai una massa di personale altamente qualificato che, non avendo possibilità di accedere ai ruoli del Ssn, si metterà in fila ad attendere e cercare di sbarcare il lunario con lavori precari oppure emigrerà a frotte in Paesi a cui vengono in questo modo “regalati” professionisti la cui formazione è stata interamente pagata dai contribuenti italiani o dalle loro famiglie.

Uno dei primi interventi da compiere da parte del nuovo governo, per iniziare ad invertire la rotta, dovrebbe dunque essere quello di avviare da una parte un piano straordinario di assunzioni di personale sanitario, e dall’altra rimettere mano alla programmazione innalzando immediatamente il numero di contratti di formazione medica specialistica.

Al contempo, va implementato il contributo da parte dello Stato al Fondo sanitario nazionale già dalla prossima manovra. Bisogna, però, attuare comunque un importante recupero di efficienza e di crescita della qualità dei servizi, anche attraverso interventi finalizzati ad arrestare la spesa improduttiva e gli sprechi. Una sfida da vincere è quella di riqualificare la spesa sanitaria, promuovendo nuove strategie e modalità di reperimento delle risorse, anche in una cornice comunitaria ed internazionale.

Non solo l’Italia, infatti, ma anche gli altri sistemi sanitari e assistenziali europei dovranno affrontare importanti sfide, quali invecchiamento, multimorbilità, carenza di personale sanitario e il crescente problema delle malattie non trasmissibili prevenibili provocate da fattori di rischio come tabacco, gioco d’azzardo patologico, alcol e obesità e di altre malattie, comprese quelle neurodegenerative e quelle rare.