Come migliorare la sicurezza delle cure, l’esempio italiano

L’Italia è stato uno dei Paesi a livello europeo e internazionale più attivi in questo ambito

Riccardo Tartaglia

La storia contemporanea della sicurezza del paziente nel mondo ha una data precisa d’inizio, il 1999, anno in cui fu pubblicato, dall’autorevole Institute of Medicine, il rapporto “To err is human”. Questo documento per la prima volta presentava all’opinione pubblica i risultati d’importanti studi epidemiologici,concludendo che i pazienti che morivano negli Stati Uniti per errori dei medici si potevano stimare in almeno 98.000 ogni anno. Più delle morti per incidenti stradali, tumori della mammella e AIDS, tre delle patologie su cui si concentrava maggiormente l’attenzione dell’opinione pubblica.

A seguito di questo rapporto la ricerca in questo campo è incrementata in modo esponenziale, sono stati svolti numerosi studi che hanno confermato in gran parte i dati del Institute of Medicine e sono state presentate numerose buone pratiche cliniche e assistenziali per migliorare la sicurezza e qualità delle cure.

L’Italia è stato uno dei Paesi a livello europeo e internazionale più attivi in questo ambito. Nel 2003 la Regione Toscana costituì in Italia il primo Centro per la Gestione del Rischio Clinico e Sicurezza del Paziente, diventato da due anni un Collaborating Centre dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e, nel 2004, il Ministero della Salute pubblicò il primo documento d’indirizzo sulla gestione del rischio clinico.

Nel 2005 si tenne a Firenze il primo congresso internazionale “Healthcare Ergonomics and Patient Safety” che stabilì l’importanza del fattore umano come causa d’incidenti in sanità.  Iniziarono anche i primi progetti di ricerca, in particolare AGENAS nel 2007 finanziò una ricerca ”Promozione dell’Innovazione e Gestione del Rischio” che gettò le basi organizzative sulla sicurezza in sanità nel nostro Paese. Nello stesso anno la Commissione Salute costituì il Comitato Tecnico delle Regione e Prov. Autonome per la Sicurezza delle cure affidandone il coordinamento alla Toscana. Il Comitato contribuì a definire nello stesso anno, in un Accordo Stato-Regioni, ruoli e funzioni di ogni istituzione sulla sicurezza delle cure. Nel 2008 il Ministero della Salute pubblicò la sua prima raccomandazione relativa alle modalità d’uso del Cloruro di Potassio ad alte concentrazioni, causa di numerosi eventi avversi fatali. Oggi possiamo contare su diciassette raccomandazioni per prevenire alcuni graviincidenti e sul ruolo fondamentale dell’Istituto Superiore di Sanità nel garantire la qualità delle linee guida. L’anno successivo, sempre il Ministero della Salute lanciò il Sistema per il Monitoraggio degli Errori in Sanità, un rilevante passo in avanti nella creazione di una banca dati nazionale.

I primi dati importanti sono iniziati a venire fuori nel 2010 con il programma nazionale esiti di AGENAS e nel 2012 con i risultati del primo studio multicentrico sugli eventi avversi in Italia, finanziato dal Ministero della Salute. Tale studio stimò, con una ricerca effettuata in cinque grandi ospedali italiani, in circa il 5% il tasso di eventi avversi.

Tutte queste iniziative sono state la premessa ma anche il laboratorio di idee e iniziative per arrivare all’approvazione della Legge N° 24 del 8 marzo 2017 sulla “Sicurezza delle Cure e la Responsabilità Professionale”.

Una legge che ha dato grande rilevanza alla sicurezza delle cure nel nostro Paese stabilendo precisedisposizioni anche in materia di responsabilità professionale e di gestione assicurativa dei risarcimenti con provvedimenti mirati a ridurre i comportamenti e quindi i costi dovuti alla medicina difensiva.

Il British Medical Journal, in un editoriale pubblicato nel 2017, ha sancito l’importanza di tale norma nel panorama internazionale. Una delle poche leggi che cambia totalmente il modo di lavorare degli operatori sanitari, attribuendo,in coerenza con la ricerca più avanzata, ai sistemi di segnalazione e apprendimento, alle pratiche per la sicurezza e alle linee guida un ruolo fondamentale per migliorare la sicurezza e qualità dell’assistenza.

Una legge che rappresenta una pietra miliare della sanità italiana, un punto di riferimento anche per altre nazioni e soprattutto una base normativa importante per una Italia, sempre più, in Salute.